Il primo post del 2012.
Un anno che, credo, sarà molto intenso. Sia personalmente che per tutti quanti.
Voglio iniziarlo nel modo migliore, con un paio di scritti che accompagnano il progetto musicale
Acantilados e il nuovo cd che abbiamo appena concluso.
Il primo testo si intitola
Il paesaggio musicale, il secondo
Cammino (Un breve racconto sul viaggio). Entrambi tentano di codificare la mia sensibilità alla musica, ma non solo.
Vi consiglio, prima di leggere o dopo, di andarvi ad ascoltare qualche brano (al link di cui sopra), così capirete meglio di cosa parlo.
A tutti un caloroso augurio di buon anno.
Santander, Spagna del nord (foto dell'autore)

"IL PAESAGGIO MUSICALE"
Il paesaggio è l'estensione dell'anima.
Il rapporto tra luogo e mente, tra paesaggio e anima, ricorre come una costante. È il tentativo di comprendere (e fissare) lo stato mentale in relazione al luogo fisico dove ci si trova. Lo scambio è reciproco e continuo. Le due parti sono strettamente dipendenti l’una dall’altra.
Se si pensa al rapporto tra l'io e il paesaggio, subito si pensa al viaggio. Quando si viaggia, il paesaggio è tutto: è il contesto, il soggetto, la storia. In realtà il concetto di
viaggio è un buon punto di partenza per una ricerca che va ben al di là di un
concept sul viaggio inteso nel senso comune. Piuttosto il viaggio considerato è quello psichico e umano.
In questo progetto musicale (il cui nome Acantilados significa, in lingua spagnola, Scogliere) l’unico obiettivo è il fluire stesso della creatività e della musica, in qualunque direzione. In questo
tutto abbiamo trovato una costante predominante, quella del
paesaggio interiore ed esteriore. Il primo passo è riconoscerlo per ciò che è.
Il
paesaggio musicale che ne deriva non ha bisogno di parole: è complementare a quello verbale, scritto. Allo stesso modo gode di una totale libertà nel “genere” o nello “stile”, che sono solo etichette dalle quali sfugge per la sua natura basata sulla
sensazione. E da cosa derivano le nostre sensazioni – nostre come esseri umani – se non dall’aria, dalla stagione, dalla luce, insomma dal luogo dove ci troviamo. Lì sta la sensibilità e lì stanno le forme del
paesaggio. Paradossalmente, è quasi indipendente da semplici sentimenti e fatti, che generalmente costituiscono i contenuti delle
canzoni propriamente dette.
Per questo motivo abbiamo privilegiato la musica senza voci, i brani strumentali, anche le lunghe e catartiche
suite. È il paesaggio musicale che assume forma propria. In questo senso anche il suono dei paesaggi (onde, fruscii radio... non distinguiamo tra paesaggi naturali o artificiali) è usato per la sua connessione semantica a tutto il resto.
Il brano musicale assume quindi un ruolo simile a quello di colonna sonora dello stato di catarsi (di interscambio) tra luogo e psiche. In altre parole, ogni momento e ogni luogo ha la sua musica, diversa per ciascuno, ed è proprio questa che abbiamo voluto fissare (ed essendo la nostra, potrebbe ovviamente non coincidere con la vostra sensibilità... l'importante è che provate a rifletterci).
Un progetto musicale, in questi termini, può tentare di raggiungere vari livelli di profondità, di intimismo e di astrattismo personale. S'intende infatti che non ci interessa il livello più superficiale di colonna sonora per ambienti. La “discesa in se stessi” e i riferimenti personali diventano così ermetici a terzi, ma il loro scopo è fare semplicemente da tramite: le riflessioni, per quanto filtrate dalla soggettività, si rivolgono a valori collettivi, umani ed atavici. Ammettiamo senza timore che ricorre spesso l’esplorazione della natura (e dell’acqua) come “mondo di provenienza”, cosa che abbatte i confini individuali tra noi e voi.
Dunque, ci si può divertire in molti modi e scivolare in qualunque direzione: la direzione dell'io. Idealmente, dovremmo comporre in stato di trance per poter dar sfogo libero all’inconscio. Da tutto ciò si può trarre la conclusione di avere tra le mani un
concept, ma allora il “concetto” sarà sempre lo stesso. Ci sono molti mo
(n)di da cui ricavare un
concept sul viaggio.
Un ultimo aspetto che questo “viaggio creativo” sottende (e che forse costituisce proprio la colla della musica) è il suo suggerire un diverso modo di vedere le cose. Diverso dall'ottica comune o scontata. Come in una fotografia dotata di un certo spessore. Pensateci bene: la fotografia come semplice ritratto è qualcosa di limitato, ma quante cose può suggerire appena si scende un gradino più in profondità?
Le canzoni
sono fotografie, istantanee, legate alla definizione di un'identità, di un paesaggio. Possiamo dire che questa musica è assolutamente fotografica.