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PHILIP J. FARMER (pt.3): GIORNI E NOTTI MAGICHE

Notte di Luce (1970) è un libro che rivela il Farmer più complesso. Si tratta di un ciclo di vari racconti legati insieme da alcune ambientazioni e soprattutto dal protagonista, John Carmody, che da fuorilegge (nel primo episodio) percorre una travagliata via della fede fino a diventare sacerdote (nell'ultimo episodio). In ogni racconto Philip J. Farmer si focalizza su qualche genere di domanda, di spunto di riflessione; da un prologo e un epilogo alquanto surreali – dove si parla di nuovi Dei che si contendono le genti dell'universo e danno forma fisica ai pensieri – a episodi allegorici – come il racconto in cui Carmody, reincarnando un messia divino, guida una razza di uccelli intelligenti verso la civilizzazione e la tecnologia. Certamente il libro più ad ampio spettro, più visionario, più incatalogabile di Farmer, composto nel corso di molti anni (ogni racconto nato e pubblicato autonomamente).
Ciascun racconto andrebbe lungamente analizzato per poter rendere giustizia alle idee dell'autore, che in questo ciclo ha saputo trasportarle in immagini, concetti e personaggi con uno stile unico nel suo genere. Il mosaico complessivo è ricchissimo di inventiva e di spunti di riflessione. Il tema centrale è la religione (o la teologia) e tutto ciò che ne deriva (fede, peccato, eternità, rivelazione). Argomento sempre scottante, specie a quei tempi, e generalmente trascurato dagli autori di fantascienza, mentre per Farmer fu un tema ricorrente insieme a quello della sessualità. Padre Carmody è il suo personaggio simbolo: la sua continua, disperata ricerca di risposte, il suo annaspare tra mistificazioni, fedi e filosofie, senza porvi una conclusione vera e propria e lasciando quindi al lettore la sensazione di trovarsi su un misero lembo di sabbia in mezzo a un oceano in tempesta.
Nella continuità delle sue opere e dopo I Fabbricanti di Universi, Gli Amanti di Siddo ed altri “in cui si discutono gli aspetti materiali della divinità, la logica continuazione era una sola: che Farmer passasse a un grandioso romanzo come Notte di Luce, in cui affrontare il tema religioso fondamentale: la conversione, la Presenza che, se gli offre prove della sua esistenza, può essere creduta solo attraverso un atto di fede. […] il punto di partenza è un pianeta dove avvengono straordinari (ma spiegabili!) fenomeni psichici e fisici, e di qui la speculazione si svolge nella più assoluta correttezza del cosa accadrebbe se... ricavandone le conseguenze più logiche e ardite. […] Notte di Luce offre alcuni spunti tra i più stimolanti: l'idea dell'evoluzione della dottrina; quella della Rivelazione che avviene per gradi, in tempi e pianeti diversi; la possibilità di conciliare le fedi terrestri con le extraterrestri; […] la possibilità [per l'uomo] di diventare onnipotente e di creare il suo dio […]” (da www.delosstore.it).
L'edizione più recente di Notte di Luce è in Urania Collezione (n.52).
Pagella: idee alla base ****½, sviluppo ****, consigliato ****

edizione Urania Collezione n.52

Venere sulla Conchiglia (1975) è un caso isolato nella bibliografia di Philip Farmer, volutamente un omaggio a un altro autore (K. Vonnegut). Per dirla con Valerio Evangelisti (nella prefazione in Urania Collezione, n.15), Venere sulla Conchiglia è il Pulp Fiction della fantascienza: non dice niente, non arriva a niente, ma procede unicamente grazie al suo stile. Peccato che, a tratti, sia pesante nella sua totale inconcludenza; lo stile a tratti è esaltante (ed esilarante), e di certo Farmer non si preoccupava dalla censura, ma letto oggigiorno ed essendo privo di quelle idee rivoluzionarie proprie dell'autore, lascia solo la voglia di tornare al Farmer serio.
Pagella: idee alla base *, sviluppo *½, consigliato *

edizione Urania Collezione n.15

Il Sistema Dayworld (1985) fa parte delle opere più recenti di Farmer, ed è il primo libro di una trilogia i cui episodi successivi, come spesso accade, non sono all'altezza del primo.
Si racconta di un mondo dove un uomo vive soltanto in uno dei sette giorni della settimana, e nei restanti sei viene “impietrito”. Esistono quindi sette mondi diversi per usi e costumi ma ugualmente sottomessi a un governo totalitario. Naturalmente una fazione di ribelli lotta contro questo sistema: i “violagiorno” evadono le regole e vivono tutti i giorni della settimana.
Il protagonista del romanzo è un uomo che ha sette vite, sette famiglie e sette personalità, e che si ritrova braccato da più parti per una serie di eventi che si concatenano. Il cuore del romanzo sta appunto nel protagonista, nel suo struggersi per distinguere i suoi diversi “io”, cosa che gli riesce sempre più difficile man mano che la situazione si aggrava, la verità si confonde con la menzogna e il giusto con lo sbagliato. Farmer costruisce una sorta di spirale vorticosa che tuttavia, verso la fine, perde qualche colpo; sembra un po' confuso sull'epilogo, sulla risoluzione e il destino del personaggio. L'ambiguità e il finale aperto lo rendono quasi incompiuto, sebbene si dimostri molto interessante, avvincente e, come al solito, ricchissimo di idee originali. Anche nella narrazione, nei tratti decisi dei personaggi/personalità, ci troviamo di fronte a un Farmer maturo e che ci fa pensare.
Non mancano le sue tematiche ricorrenti. Una delle personalità del protagonista è quella di un prete, che ritorna prepotentemente verso la conclusione; la prima, quella più forte (in un certo senso il suo “io” più autentico, e anche quello meglio tratteggiato), è una sorta di investigatore e un infiltrato. Quasi tutte vengono ritratte soprattutto sulla base dei rapporti di coppia e dei costumi sessuali che differenziano i vari mondi giornalieri, e Farmer si sbizzarrisce con le possibilità. Dayworld insomma si colloca perfettamente nell'immaginario e nella poetica del suo autore.
Nel 2002 è stato ripubblicato nella collana Urania Classici.
Pagella: idee alla base ****, sviluppo ***½, consigliato ***½

edizione Classici Urania
 
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PHILIP J. FARMER (pt.2): IL FIUME DELLA VITA

Il Fiume della Vita (1971) è il romanzo che apre il Ciclo del Mondo del Fiume (o Riverworld), forse l'opera di più celebre di Philip J. Farmer. È la storia della resurrezione dell'umanità sulle rive di un fiume in una sorta di eden naturale, che subito si svela come un pianeta alieno. La civiltà ricomincia da zero, tra chi si abbandona alle proprie pulsioni, e chi si interroga sulla nuova realtà.
Con questo libro (il primo della serie), Farmer realizzò il miglior riassunto sia della sua forma narrativa che del suo pensiero: un'avventura che si fa spunto per speculazioni metafisiche. I personaggi devono fare i conti con la loro “umanità” più primordiale: non solo la civiltà riparte lentamente dallo stato preistorico, immancabilmente segnata dal sangue, ma lo stesso essere-umani trova, o dovrebbe trovare, un nuovo e disinibito inizio (si risorge nudi e si assumono droghe, eccetera).
L'ossessione dei protagonisti è di arrivare alle risposte: ovvero risalire il Fiume fino alle sorgenti. “Gli alieni che hanno portato a termine l'impresa sono dèi? Ciò che essi utilizzano per mantenere ricreare la personalità dei defunti è l'anima o qualcosa di diverso? […] I protagonisti di Farmer finiscono sempre per confrontarsi con la propria umanità. Pur partendo da ruoli eccezionali, creatori di universi, personaggi storici, ribelli, visti con la lente di Farmer si rivelano essere null'altro che uomini, con le loro debolezze e le loro pulsioni” (da www.fantascienza.com)
Protagonista della vicenda è Richard Burton, un esploratore del XIX secolo realmente esistito, che incrocia il destino di altri personaggi di ogni epoca e provenienza; tutta la saga è costellata di figure reali.
In Il Fiume della Vita l'autore si è misurato con gli elementi che lo interessavano nel miglior modo, lasciandoli fluire nella semplicità della sua forma concisa, creando il crogiolo perfetto. Si tratta di un romanzo breve e anche senza una conclusione, perché la storia prosegue (ma in altre direzioni) nei successivi libri del ciclo. Farmer comunque non scrive per dare risposte, e questo primo romanzo (vincitore del premio Hugo) è perfetto così com'è: una bella storia e un colorato spunto di riflessione sui temi più universali su cui l'uomo si interroga da sempre.
Pagella: idee alla base *****, sviluppo ***½, consigliato ****½

Edizione americana con il titolo originale

Alle Sorgenti del Fiume (1972) è il secondo libro del Ciclo di Riverworld. La vicenda, che ha per protagonisti Mark Twain e Giovanni d'Inghilterra, ruota esclusivamente intorno ai conflitti tra le civiltà nascenti, sollevando più volte il problema del razzismo con espliciti riferimenti alla discriminazione dei neri in America. Intanto si cerca di costruire un favoloso battello per poter risalire il fiume – ma ciò non avviene (contrariamente a quanto fa credere il titolo italiano).
Mancano in questo libro tutti gli aspetti che rendevano così significativo e brillante il primo, riducendosi a una trama d'azione che perde di mordente dopo poche pagine, ovvero dopo che si parla di un gruppo di “prescelti” che risaliranno il fiume per scoprire il complotto alieno che sta dietro la resurrezione (c'è una “Torre Nebbiosa”, che a molti ricorderà Stephen King, che sembra essere il cuore del mistero). Davvero prolisso e riducibile ai pochi capitoli essenziali che discutono qualche concetto (razzismo, politica) e che fanno da ponte tra il primo e il terzo libro.
Questo volume e i successivi non sono stati ristampati in anni recenti; data la difficile reperibilità delle vecchie edizioni Urania o Cosmo mi pare lecito segnalare un sito dove è possibile trovarli in formato ebook: www.ebookfantasy.altervista.org
Pagella: idee alla base **, sviluppo *, consigliato *½

Il Grande Disegno (1977) è il più lungo tra i libri del ciclo. I personaggi da gestire si fanno più numerosi e le vicende si intersecano avanzando verso la conclusione (seppur ancora lontana); e intanto si discute di fede e religione, discriminazione e sessualità. La storia, essenzialmente, narra di come gruppi diversi di persone intraprendano, con ragioni e modalità diverse, la stessa ricerca, mano a mano intersecandosi con tanto di colpi di scena e battaglie, a seguito delle premesse raccontate nei due capitoli precedenti.
Farmer riprende quota con parti brillanti e avvincenti, usando i suoi personaggi migliori, sebbene ogni tanto ecceda in passaggi storico-biografici. Sempre molto attento alla parte filosofica, discute – attraverso i personaggi – delle Chiese che tentano di spiegare gli eventi del Mondo del Fiume, delle convinzioni religiose dei personaggi stessi; nonché del loro passato letterario (in questo episodio entra in gioco persino Jack London) e personale (nel personaggio di Jill, una bisessuale e femminista, troviamo il Farmer più provocante che discute l'etica della sessualità).
Pagella: idee alla base ***, sviluppo ***, consigliato **½

Il Labirinto Magico (1980) fu originariamente inteso da Farmer come l'ultimo della serie (qualche anno dopo però aggiunse un quinto libro, Gli Dei del Fiume). Le vicende dei due personaggi chiave – Burton da una parte e Twain dall'altra – giungono a una conclusione comune insieme a quelle di molti altri personaggi apparsi negli episodi precedenti (alcuni altri si perdono per strada).
La prima metà del libro è incentrata su una battaglia e sui regolamenti di conti, risultando eccessivamente dispersiva ai fini della storia. Nella seconda, il nucleo di “prescelti” compie l'ultima parte del viaggio, giunge alla torre e scopre la verità sulle resurrezioni. Qui Farmer tratteggia la sua interessante ipotesi sull'esistenza dello spirito extracorporeo e autocosciente, e la possibilità della vita eterna e della resurrezione. La possibilità, poi, di comprendere e controllare, attraverso una tecnologia progredita, questo processo è al centro, naturalmente, del dibattito etico (parola chiave nel ciclo) che è il principale interesse dell'autore.
Da un punto di vista prettamente letterario, è evidente che le domande sollevate nel primo libro e così potenti in quanto domande, trovano ora una risoluzione non altrettanto efficace, a ritmo di complotti, tecnologie avanzate e colpi di scena.
Pagella: idee alla base ****, sviluppo ***, consigliato **½

PHILIP J. FARMER (pt.1) : AVVENTURE CONTROVERSE

Philip Josè Farmer non è un autore molto noto al di fuori del genere fantascientifico, tuttavia il suo contributo alla nascita della fantascienza moderna fu decisivo. Farmer iniziò a scrivere nell'influsso del romanzo d'avventura fantastica d'inizio secolo, ma dagli anni '50 le sue idee portarono un radicale slancio verso una fantascienza colta, ovvero portatrice di potenti riflessioni sull'uomo. Perciò basta leggere le opere principali di questo autore per capire che esse risultano, sostanzialmente, nella fusione di due aspetti: personaggi e trame dal sapore retrò, con intrighi a tratti naif, e presupposti, idee e riflessioni su tematiche potenti e controverse (religione e sesso su tutte). Questo dualismo dà origine ovviamente a opinioni contrastanti sui suoi libri: c'è chi li adora, c'è chi non li sopporta, e – a metà – c'è il lettore medio, affezionato al fantastico, in cerca di fantascienza colta per riflettere e di belle storie per sognare. Vale la pena approcciarsi a Philip Farmer senza preconcetti, ricordando che si tratta di un autore che ha fatto la storia della fantascienza, con molte opere di natura diversa.


Gli Amanti di Siddo (1952-61) è considerato l'esordio di Farmer. La novella originale (The Lovers) risale al 1952 e gli valse subito il Premio Hugo ma soprattutto la fama di aver trattato della sessualità in un genere letterario che era agli antipodi da tematiche come questa. Nella forma di romanzo apparve nel 1961 (poi in una versione rivista dall'autore nel 1977).
Già questo primo libro si presenta tipicamente come una di quelle storie di fantascienza che dicono molto più di quanto non facciano apparire. Troviamo il protagonista che si muove in un mondo oppresso da un governo tecnocratico, da cui inizia a fuggire quando, durante una spedizione su un pianeta alieno per studiarne la popolazione indigena in vista di uno sterminio, egli si innamora di una aliena (di sesso femminile).
Come fa notare Riccardo Valla nella postfazione all'edizione Urania, quelli che sono i difetti del libro – i tratti “retrò”, un po' ingenui della società repressiva e dei personaggi, oltre a passaggi di spiegazione prolissi – passano in secondo piano rispetto al procedere della vicenda e dei risvolti che suggerisce. E col finale ribalta le carte in tavola svelando una realtà sconosciuta e terrificante che è anche, e soprattutto, un'idea davvero originale. Senza svelarla, ha a che fare con un'evoluzione parallela, una prospettiva diversa della riproduzione e del sesso, che si traduce in acute osservazioni – per quanto solo accennate – sulla percezione della sessualità, sull'alienazione che può correre tra i sessi, sulle irrazionali (una parola chiave nel libro) fantasie che muovono la psiche umana. Uno sguardo che ricorda molta della avanguardia successiva a Farmer (uno su tutti James G. Ballard).
E ancora, riflessioni sull'ambiguità di concetti quali amore, sessualità, realtà, giustizia (nel senso di “cosa è giusto”) e della natura stessa dell'essere vivente. Farmer ci parla di possibilità diverse di umanità e natura. La rivelazione finale mina il substrato di complicato realismo fin lì costruito, dimostrando oltretutto un'eccellente risoluzione narrativa.
E' dunque un romanzo assai ricco che non dà facili risposte nonostante la semplicità, a tratti naif, della sua costruzione. “Farmer ha costruito universi assolutamente alieni che è riuscito a caratterizzare nella loro perfetta alterità con un numero ridotto di pennellate […]. Peraltro, la scrittura di Farmer è spesso arruffata e affrettata, priva di una grande cura letteraria” (Wikipedia).
Farmer risultò scandaloso perché parlava di sesso, che tuttavia non descrive esplicitamente. Anzi, il protagonista non propende mai completamente verso la sua “natura trasgressiva”, è sempre in balia di “un’esasperante atmosfera di controllo esterno e di forzato autocontrollo interno” (Sebastiano Ferrigni, www.futureshock.info). Il tema sessuale viene affrontato da Farmer “sempre con lo scopo di abbattere preconcetti e tabù” (www.fantascienza.it) che trovano origine nella sua infanzia puritana.
È un libro consigliato per chi voglia avvicinarsi a questo autore o alle opere che hanno modellato il panorama fantascientifico; non mi sento invece di consigliarlo a chi cerca la perfezione della narrativa, la suggestione e l'equilibrio di scrittori più quotati.
Pagella: idee alla base ****, sviluppo ***, consigliato ***

L'edizione italiana più recente è Urania Collezione n.63

Gli Anni del Precursore (1960) si lega a Gli Amanti di Siddo in quanto ne condivide l'ambientazione: la situazione politica, lo stesso governo totalitario di stampo orwelliano. Il mondo è diviso in nazioni/fazioni con diversi ideali religiosi e politici che si combattono subdolamente con spie inserite in ruoli chiave. Il romanzo si sviluppa come un action il cui protagonista è un medico-spia coinvolto in una serie di intrighi tra i governi e le rigide stratificazioni sociali.
Non è sempre facile capire chi stia più dalla parte della ragione e chi dal torto. Anche se il protagonista e la sua fazione sono presi come i “buoni”, Farmer li mette in discussione senza facili moralismi, e procede rapido e funzionale, come sempre nella sua narrativa. In effetti è anche troppo sbrigativo, condensando idee e trame in duecento, veloci pagine; così pure i temi cari all'autore. Farmer ci parla, per esempio, di potere: non solo quello politico, ma anche il potere della sessualità (femminile) e quello di individui che si fanno icone simil-religiose.
L'impressione conclusiva è che da questo romanzo poteva trarre di più. Anch'esso, come Gli Amanti di Siddo, fu il risultato dello sviluppo di un precedente racconto. Di fatto si può dire che in questi due libri Farmer ha “esplorato gli effetti di una tecnocrazia opprimente” (www.delosstore.it).
Pagella: idee alla base ***½, sviluppo **½, consigliato ***

L'edizione Urania Classici del 1997

Il Fabbricante di Universi (1965) è un ottimo esempio di come Farmer si rifacesse all'avventura eroica vecchio stile: trama lineare, velocità d'azione, personaggi tratteggiati superficialmente. Tuttavia Farmer scrive al servizio di un'idea alla base davvero originale, interessante e potente. Un uomo varca la soglia di un mondo parallelo costruito su più piani e governato da un misterioso Signore che si diverte a giocare con le culture e le mitologie terrestri. Ma questo Signore ha qualcosa a che fare con Dio? Il protagonista, insieme ai classici aiutanti, s'imbarca nel viaggio per raggiungere il palazzo e ottenere le risposte, che ovviamente capovolgeranno le aspettative.
“Il lavoro di Farmer può essere definito di "metaletteratura", avendo l'autore lungo tutta la sua opera continuamente rielaborato temi derivanti dalla letteratura popolare e avventurosa” (Wikipedia). “Quello che interessa Farmer è divertire […]. Il Farmer avventuroso ha il sopravvento sul Farmer che affronta i tabù” (Giampaolo Rai, www.fantascienza.com). Questo è vero fino a un certo punto; le tematiche care allo scrittore, fra tutte quella della religione ma anche quella dei tabù sessuali, non sono largamente approfondite eppure la loro presenza è evidente, e fornisce alla lettura una ricchezza e uno spunto molto importanti. Non bisogna cioè farsi trarre in inganno dalla semplicità esteriore.
Un articolo del sito www.fabbricantidiuniversi.it (dedicato ai tanti scrittori di fantascienza e fantasy) fa notare che la storia, e dunque il percorso dei protagonisti, andrebbe letta “all’inverso, perché mentre gli abitanti dell’Eden primigenio vivono nella felicità e nell’edonismo più sfrenato, i Fabbricanti di universi – nonostante abbiano un potere pressoché assoluto – vivono nell’odio e nel terrore”. La battaglia per guadagnarsi la libertà e scoprire la verità, e persino sfidare un dio totalitario, è dunque sempre lecita.
Il Fabbricante di Universi (primo libro di una saga di sei, ma autoconclusivo) rivela dunque i contenuti personali, originali e all'avanguardia che lo scrittore ha portato sempre avanti libro dopo libro.
Pagella: idee alla base ***½, sviluppo **½, consigliato ***

L'ultima ristampa italiana è Urania Collezione n.47

Leggi anche:
Tutti i post su James G. Ballard

NYA BOOTLEG COMPENDIUM #05 + UPDATES

Finalmente sono riuscito ad aggiornare le NYA e CSNY Bootleg Compendium Series con i nuovi link per il download. Ho colto l'occasione per aggiornare uno dei volumi, precisamente CSNY Live 1970, e per aggiungere un nuovo cd per Young (vedi oltre). Per andare ai post aggiornati, seguite il link:
NYA / CSNY Bootleg Compendium Series

Ho anche aggiornato, su richiesta di un lettore, la compilation bootleg The Ducks + Gone With The Wind Orchestra. Non è esattamente lo stesso cd, perché le bonus track con CSN ora fanno parte di NYA BC#05.


NYA BOOTLEG COMPENDIUM #05

Questo è un installment speciale di questa serie perché riguarda il periodo 1971-77, che sarà compreso nel futuro volume 2 di Neil Young Archives.
Tuttavia vado abbastanza sul sicuro che queste esecuzioni, per lo più provenienti da benefit concerts, non saranno comprese. Avevo inoltre l'esigenza di aggiungere alcuni brani del 1971-72, epoca di Harvest, che non ho inserito nei Bootleg #01-04.
Il disco inizia dunque con “Out On The Weekend” tratta dal famoso broadcast televisivo per la BBC; la canzone non è stata inclusa in Archives Vol.1 in nessuna versione, e questa rappresenta anche il suo debutto.
Segue “Alabama” nell'unica versione acustica insieme a CSN, nonché la prima e l'unica dal vivo dell'epoca di Harvest (sarà ripresa dopo nel Time Fades Away tour, elettrica). L'audio è scarso ma è una gemma dal valore storico.
Seguono 4 canzoni tratte da un prison concert del 1972, con Young sia da solo (“Heart Of Gold”, “Needle And Damage Done”) che insieme a Crosby e Nash (“Only Love Can Break Your Heart” una versione di “Harvest” davvero unica). La registrazione proviene da un broadcast radiofonico ed è di notevole qualità.
Ho poi inserito due apparizioni del supergruppo, intero e parziale, nel turbolento periodo tra il 1973 e il '77. In entrambe le occasioni Young propone il materiale che avrebbe dovuto costituire il loro album di reunion: “Human Highway” (al suo debutto dal vivo), “New Mama”, “Roll Another Number”. In più la classica “Only Love...” e una sorprendente “Sugar Mountain” con i cori. L'audio è buono/discreto (nel caso del '73 proviene da un broadcast tv).
Chiudono la compilation i tre estratti a firma Young dello SNACK Benefit insieme a The Band e Bob Dylan: “Are You Ready For The Country?”, “Looking For A Love” e “Helpless”. Anche qui l'audio proviene da un broadcast.
Queste esecuzioni sono splendide, alcune assolutamente uniche. Direi che è un ottimo aperitivo in vista del secondo scatolone...

Abstract:
Waiting for NYA Vol.2? In the meantime enjoy this preview... This selection includes material from 1971-77 benefits shows and broadcast sources. Some version are unique: “Alabama”, “Harvest”, “Sugar Mountain”, “Human Highway”, “New Mama” with CSN voices, some at their debut. “Are You Ready For The Country?”, “Looking For A Love” and “Helpless” with The Band and Bob Dylan. And other classic tunes. Audio quality is really good.

Download:
NYA BC#05


NIDI DI NEBBIA: RECENSIONE E VIDEO

Post speciale per segnalarvi qualche novità sui progetti musicali in corso.
Innanzitutto il secondo disco del “collettivo” Nidi di Nebbia, ovvero Lungo il Vettore (2012), è stato recensito dal sito Blogfoolk (recensione di Salvatore Esposito).
Nello stesso articolo viene recensito anche Reconstruction, il cd realizzato nel 2011 con il progetto Acantilados e accompagnato da un breve libro di racconti.
Per lasciare un apprezzamento potete fare un giro sulla nostra nuovissima pagina Facebook.

Sulle pagine principali dei progetti (Nidi di Nebbia e Acantilados, appena aggiornate) potete ascoltarvi in streaming tutte le canzoni, scaricare gli album, sapere come richiedere le copie originali, leggere i testi, ecc.

Abbiamo anche inserito l'album Nidi di Nebbia, esordio del progetto (2011), su Youtube con l'aggiunta di footage fotografico, secondo i temi, i paesaggi e le sensazioni che volevamo comunicare in ciascuna canzone.

Prossimamente faremo qualcosa del genere anche per Lungo il Vettore.

Intanto, stiamo discutendo di nuove idee per fare di Nidi di Nebbia un “collettivo” vero e proprio, dato che abbiamo amici musicisti volenterosi di collaborare. Novità all'orizzonte... stay tuned!